domenica 15 dicembre 2013

IL CAVALLO DI TORINO - di Béla Tarr

ALE: Vogliamo precisare che questo è il primo film di Bèla Tarr che vediamo
EDGAR: Da buoni ignoranti quali siamo
ALE: Straordinario
EDGAR: Grandioso
ALE: Questa volta facciamo le persone
EDGAR:Ti rendi conto che non siamo credibili?
ALE: Impegnamoci, almeno adesso!

IL CAVALLO DI TORINO

EDGAR: Dunque, il 3 gennaio del 1889 Friedrich Nietzsche uscì dalla porta del numero 6 di via Carlo Alberto, a Torino, e vide un cocchiere malatrattare il cavallo del suo tiro che rifiutava di muoversi. In Nietszche, a quella vista, si ruppe qualcosa dentro: corse ad abbracciare il cavallo piangendo e precipitò nella follia, da cui non si sarebbe più ripreso.Del cavallo poi non si è saputo ovviamente più niente. La sua storia ce la racconta questo film che segue la vita del cocchiere, della sua figlia e quella - naturalmente - dell'animale. 
ALE:Il film inizia con un lungo piano sequenza che ci accompagna dalla strada che percorre il vecchio col cavallo fino all'abitazione dove li attende la figlia
EDGAR: I protagonisti si muovono in una landa desolata, sferzata dal vento incessante
ALE: La camera ci ha porta, con lunghissimo piano sequenza, fino alla loro casetta
EDGAR: Assistiamo a scene di vita quotidiana
ALE: esse però si susseguono meste e macchinose
EDGAR: La vita è ciclica: un continuo ripetersi quasi senza senso sottolineato da un unico tema musicale che si ripete ossessivamente, composto da Mihàly Vig
ALE: Continuo ripetersi che però viene interrotto da figure ambigue: prima il conoscente del cocchiere, passa da casa loro e li informa che la città è in rovina e accusa l'uomo subdolo e maligno che ha corrotto il mondo causandone la fine.
EDGAR: E il gruppo di zingari che urlanti si abbeverano al pozzo della casa che forse rappresentano quanto detto poco prima dall'uomo
ALE: Unica voce fuori dal coro è quel vecchio che si avvicina alla ragazza donandole la Bibbia, segno che la presenza dell'uomo nobile non ha più senso oramai
EDGAR: Qual'è il nodo centrale della pellicola?
ALE: La pesantezza della vita
EDGAR: E ciò che rende questo aspetto ancor più "tremendo" è quel senso di oblio che si percepisce; il film è collocato al di fuori del tempo e dello spazio, perso in un limbo dove l'alternarsi fra giorno e notte è l'unico segno "tangibile" della vita che scorre inesorabilmente
ALE: Il tempo è scandito da sei giornate, dove ricorre un non so che di biblico
EDGAR: Però è diverso! Dio ha creato il mondo in sette giorni, Bèla Tarr lo distrugge in sei.
ALE: L'hai notato anche tu vero?
EDGAR: Chiaro! Tutto il film è la storia dell'Universo che giunge alla fine
ALE: e prima di noi due, e di LORO due, se n'è accorto il Cavallo che smette di mangiare, non cammina. Decide di lasciarsi andare a morire.
EDGAR: È curioso come Tarr ci mostra l'Apocalisse
ALE: Molto interessante; secondo lui è un semplice tasto OFF
EDGAR: Quell'inquadratura finale con padre e figlia seduti al tavolo, nella stessa posizione del cavallo immersi nel buio perché la luce si è semplicemente spenna, racchiude alla perfezione il senso di melanconia e nichilismo che fa da colonna portante al film
che 'nte piacciono 'e patate?

ALE: Alla fine della visione come ti sei sentito?
EDGAR: Avevo come un vuoto nel petto, era un angoscia spaventosa 
ALE: Anche io! È stato qualcosa di straziante, ma al contempo magnifico
EDGAR: Un vulcano di tristezza eruttante
ALE: Posso affermare con assoluta certezza che Il Cavallo di Torino sia uno dei film più belli che io abbia mai visto
EDGAR: Me too

Voto
5 / 5

4 commenti: